L’identità nascosta, la malattia come velo

L’identità nascosta, la malattia come velo

La malattia è una cartina di tornasole della nostra identità. Contribuisce allo svelamento di noi, ma soprattutto della nostra vita. A turno ci interpella tutti. Perché la malattia, banale o crudele, capita a tutti di incontrarla. E dunque è una componente ineludibile della nostra formazione umana, di ciò che siamo, una esperienza - riferimento della nostra biografia. Ci fa scoprire solitudini e rapporti interpersonali, rassegnazione e reazione, sopportazione e fiducia, diffidenza e consapevolezza.

Soli di fronte alla morte?

Soli di fronte alla morte?

Tutto ridotto in polvere? In queste settimane ha sconvolto tutti l’abbandono del malato in solitudine. I parenti, prima dell’ingresso nel triage, lo salutavano senza sapere se l’avrebbero più rivisto. Quello entrava e, dopo qualche ora o qualche giorno, usciva una bara, talvolta destinata a un crematorio lontano centinaia di chilometri. Nessuna possibilità di accompagnamento al passaggio finale se non quella del personale sanitario, sopraffatto dal lavoro estenuante e dai sentimenti più contrastanti. Dopo qualche giorno, tornava una piccola urna di cenere: lì era ridotta tutta una storia di affetti e di progetti, di speranze e di illusioni?

Europa e il mondo nei tempi del coronavirus e dopo

Europa e il mondo nei tempi del coronavirus e dopo

Léonce Bekemans Jean Monnet Professor ad personam Voorzitter Europahuis”Ryckevelde”

L'umanità affronta una crisi globale. Forse la più grande crisi della nostra generazione. Le decisioni che la gente e i governi stanno prendendo ora probabilmente cambieranno drasticamente il mondo nei prossimi anni. Esse riformeranno non solo i nostri sistemi sanitari, ma anche la nostra economia, politica e cultura. Dobbiamo agire in modo rapido e deciso, tenendo contemporaneamente conto delle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. Quando si sceglie tra le alternative, non dovremmo solo chiederci come possiamo superare la minaccia immediata, ma anche che tipo di mondo abiteremo una volta terminata la tempesta. La tempesta passerà, l'umanità sopravviverà, ma abiteremo un altro mondo.

SFIDE E INTERROGATIVI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: PERCHÉ DIO CI LASCIA SOFFRIRE?

SFIDE E INTERROGATIVI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: PERCHÉ DIO CI LASCIA SOFFRIRE?

  1. Il luogo della domanda

Di fronte ad alcune situazioni particolarmente drammatiche sorge l’interrogativo, soprattutto per il credente, “perché Dio ci fa o ci lascia soffrire?”. Non si tratta di un problema teoretico. È piuttosto un problema che nasce in un contesto di fede, che implica una conoscenza di Dio: se Dio è Padre, ed è il Dio della vita, perché ci lascia soffrire? In tal senso la domanda non nasce in chi si dichiara ateo. Va messo in conto che l’ateismo può nascere o trovare conferma nella sofferenza innocente[1].