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2017 - 2018 - UMANO E POST-UMANO

UMANO E POST-UMANO

Dopo il percorso compiuto nei tre anni precedenti dedicati ad ascoltare i diversi saperi sull’umano e a cogliere le variazioni del desiderio in rapporto ai diritti e alla legge, sembra utile prestare attenzione a due fattori che stanno modellando l’umano: l’economia e la tecnica; da considerare nella loro interconnessione. Non si tratta di considerare i saperi, bensì le pratiche che incidono sul rimodellamento dell’autocomprensione di sé da parte delle persone e sulla ‘progettazione’ dell’umano. Pare infatti che si stia assistendo a un superamento (nel senso di Aufhebung) della concezione moderna: dall’homo faber si tende a passare all’homo factus, con la conseguenza che il soggetto non appare più il protagonista, bensì l’esito, il prodotto di forze (economia e tecnica) che mentre offrono nuove possibilità di attuazione del soggetto, lo soggiogano. Pare di assistere al tramonto della libertà provocato dal suo stesso prodotto. Viene alla mente quando Max Horkheimer rilevava in La nostalgia del totalmente altro appunto a proposito della libertà ormai soggiogata.

Su questo sfondo non c’è alcun sapere che possa pretendere di dire che cosa dell’umano vada salvaguardato, poiché non c’è nessun sapere che sia in grado di affermare cosa sia l’umano: se questo è ‘prodotto’, il sapere l’umano dovrà restare sempre aperto, senza alcun confine prefigurabile. Infatti il progresso tecnologico, che è reso possibile da scelte economiche finalizzate a volte ad accrescere le possibilità finanziarie di alcuni gruppi, porta in sé l’esigenza di raggiungere sempre nuove possibilità. L’assunzione del modello evolutivo che sta sullo sfondo del progresso comporta la convinzione che l’umano attualmente conosciuto è solo una tappa del processo evolutivo; sicché l’umano sta davanti a noi; è quindi in fieri e alla sua costruzione contribuiscono molteplici fattori, che a parere di qualcuno stanno già inscritti nella biologia come apparirebbe dal processo evolutivo. In tal senso economia e tecnica sarebbero fattori che gli umani si sono dati per portare a compimento in maniera asintotica il processo evolutivo.

Sembra pertanto opportuno lasciarsi interrogare/provocare da questi due fattori sia per verificare se sia ancora adeguato il metodo di accostamento all’umano che la tradizione biblico-cristiana ci ha trasmesso sia per offrire un contributo critico alla pretesa – non sempre confessata – che tali fattori manifestano in ordine alla costruzione dell’umano.

Si tratterebbe di ascoltare cultori di economia e tecnica per capire quali modelli di umano siano presupposti e siano immaginati per il futuro: quasi una ricerca dei presupposti, dei processi e dei fini.

Procedendo con ordine e distinguendo metodicamente economia e tecnica, pur nella consapevolezza che si intrecciano, si potrebbe partire dall’economia.
La questione procede da alcune acquisizioni di fondo.

- Anzitutto dal rapporto tra ecologia ed economia. L’ecologia in senso originario è il modo in cui il sistema biologico si autoamministra (ecosistema); solo in una fase successiva interviene l’uomo (homo sapiens) che cerca di ‘governare’ i processi nativi del sistema biologico. L’economia è il modo in cui si cerca di organizzare il milieu in cui l’uomo vive cercando un equilibrio, che pure in natura si dà, tra forte e debole. In tal senso l’economia assume un significato più ampio rispetto alla concezione vulgata, che orienta alla gestione finanziaria e produttiva delle risorse, tendendo a scartare ciò che appare improduttivo. Ne va non solo dell’umano ma pure dell’habitat nel quale l’umano si costruisce.

- Pare che il modello macroeconomico vigente giochi anzitutto sul modello dell’utilità attesa: si pensa a un soggetto individuale che opera e prende decisioni a partire dal vantaggio massimo che può ottenere a titolo individuale o di gruppo di appartenenza. La macroeconomia si sviluppa oggi attorno all’idea di essere umano ‘egoista’ orientato all’opportunità personale e alla risposta al bisogno e al beneficio personale: massimizzare l’utilità personale è il principio chiave. È significativo che rispetto a questo modello si stiano affacciando altri modelli. Si pensi, in particolare, al modello studiato dallo psicologo ed economista israeliano Daniel Kahneman, nobel per l’economia 2002, denominato “teoria della decisione” o comportamentale. La finanza comportamentale gioca non sull’utilità attesa ma sull’influsso delle credenze, delle esperienze personali, dei contesti e delle informazioni complessive e quindi orienta l’interpretazione dell’economia intorno al principio di rappresentatività, disponibilità e correlazione sociale. Modello che appare più vicino alle prospettive antropologiche con cui opera la tradizione biblico- cristiana. In questa linea si può anche considerare quanto la filosofa Martha Nussbaum, in dialogo con Amartya Sen (Nobel per l'economia nel 1998), invita a pensare mettendo a tema un "Approccio delle capacità", anche in reazione al dominio quasi incontrastato della logica del PIL.

Quanto alla tecnica

- La tecnica, che provoca a pensare all’umano anche come “post-umano”, chiede di mettere in circolo i saperi, quelli che riguardano le scienze e la tecnologia da una parte, quelli che riguardano l’economia, ma anche quelli che costringono a ripensare il soggetto. Se la tecnica è in grado di rimodellare il funzionamento dei corpi, appare ineludibile la questione se si possa mantenere la nozione di soggetto che la tradizione filosofico-teologica ci ha lasciato in eredità. Non è difficile vedere che nella questione tecnica ed economia si intrecciano: chi e in vista di che cosa determina l’uso della tecnica? Quali sono i soggetti che ne orientano i processi e i progressi? Resta ancora il soggetto come è stato pensato?

Appare quindi cogente la domanda: chi è il soggetto? Chi definisce i confini e le sfere di influenza dell’umano?

Dobbiamo ricordare che sul tema “identità e soggetto” abbiamo già fatto dei sondaggi. Ma sembra opportuno riprenderlo con affondi nuovi. Pare che il confronto vada condotto sul rapporto tra “persona”, eredità tipica della nostra tradizione – rimessa in auge dal pensiero personalista del ‘900 – e “individuo”, che sembra essere al centro dell’attenzione di economia e tecnica, che solo in seconda istanza considerano la rete costitutiva dei rapporti umani, con le conseguenze che ne derivano: prevalenza di potere, potenza, operatività e proprietà.

Si è costretti a ripensare le categorie con cui abbiamo operato e quindi a riconsiderare che cosa abbiamo ritenuto non umano a partire dalla normatività attribuita a certe categorie dell’umano, e che cosa abbiamo escluso dall’umano. Quale rapporto con gli animali, con la terra, con le macchine? Da dove derivano le discriminazioni, in primis quelle di genere, ma poi anche tutti i processi di esclusione? Quest’ultimo interrogativo nasce non tanto da un desiderio di rivendicazione, bensì dalla consapevolezza che dietro ogni discriminazione sta sempre un errore di pensiero: gli squilibri possono essere l’effetto di una certa stilizzazione dell’umano.

Gli ambiti di riflessione sono numerosi: dalla biologia, all’ecologia, alla sociologia, alla politica, avendo sullo sfondo la questione etica, che è trasversale a tutti questi ambiti. La questione da esplorare potrebbe essere formulata in questo modo: in quale forma economia e tecnica stanno orientando il rimodellamento dell’umano, della vita sociale, del corpo, delle relazioni affettive, delle scelte politiche.

L’imminente entrata in vigore del nuovo Regolamento UE in materia di protezione dei dati personali (GDPR – General Data Protection Regulation), oltre a comportare notevoli sfide applicative di un testo complesso ed ambizioso, segna un momento di profondo ripensamento del concetto stesso di Privacy a fronte della pervasività delle nuove tecnologie.

Da questo punto di vista il testo si presenta come avamposto di una logica che vede nella protezione dei dati non solo il necessario sfondo per un pieno sfruttamento delle potenzialità della data economy ma anche il banco di prova per una tutela tecnologicamente adeguata dei diritti della persona nell’era della sorveglianza globale.

In che misura questa sfida possa essere vinta e il modello predicato in dimensione europea possa assurgere a vero e proprio gold standard delle protezione dei dati a proiezione mondiale è forse prematuro a dirsi, così come è difficile predirne la piena efficacia di fronte a fenomeni massivi di analisi di Big Data.

Indiscutibilmente la lettura e l’esegesi del complesso testo (che saranno brevemente offerti all’attenzione dell’uditorio) suggeriscono una sua notevole forza propulsiva e una intrinseca vocazione all’extraterritorialità.

Si tratta di profili molto interessanti non solo nella prospettiva della tutela dei diritti individuali ma anche in quella di una lettura ‘geopolitica’ che vede nel Regolamento un tentativo di ribilanciare il rapporto transatlantico, arginando in certa misura almeno lo strapotere statunitense in tema di Internet e nuove tecnologie.

Inizio evento Mercoledì 02 Maggio 2018 | 18:00
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Conferenza di Paola Scalari: “Social network e adolescenti: cambiamenti nell’immagine di sé”.

Agli adolescenti i social offrono appigli identitari. Vi si aggrappano per il loro bisogno di piacere, per la loro necessità di sentirsi parte di gruppi privilegiati, per la loro spasmodica ricerca di vedersi ammirati. Ma chi frequenta i social può anche ferire profondamente questa urgenza di approvazione, può abusarne, può scaricare sui coetanei la propria paura di non valere attaccando chi, “debole-brutto-sfigato”, rispecchia il proprio modo di sentirsi.

Il social allora salva e condanna nello stesso tempo.

Vedere come i ragazzi di oggi trovano nella rete un luogo di crescita o usano la rete come luogo dove rifugiarsi e scaricare le loro angosce aiuta a capirli e a comprendere il mondo in cui vivono. La costruzione della loro identità passa anche per la vergogna o l'ammirazione che ricevono in chat. Agli adulti educatori è chiesto di conoscere il mondo virtuale per orientare, educare, seguire e vigilare sullo sviluppo identitario degli adolescenti.

Il tema sarà affrontato da Paola Scalari dopo un percorso di ricerca partito dalla lettura di testi sull’argomento e passato al coinvolgimento di ragazzi, genitori, insegnanti, operatori ed educatori in varie parti d'Italia. I risultati sono già stati discussi con un competente gruppo di psicoterapeuti e psicosocioanalisti durante l'incontro promosso a marzo dall'Associazione Ariele Psicoterapia in relazione alla questione su come si struttura la mente adolescenziale nell’era digitale.

Paola Scalari è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista ed esercita a Venezia. Docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia e supervisore alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG Istituto di Milano e di Tecniche di conduzione del gruppo operativo nella consociata ARIELE Psicoterapia di Brescia. Nel 2001 nella 1° giornata dello psicologo è stata insignita dall'Ordine Psicologi del Veneto del primo premio per l'attività professionale svolta e nel 2014 è stata insignita dalla città di Mestre-Venezia del riconoscimento di Eccellenza Professionale. Da anni è consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe di associazioni, enti ed istituzioni che operano nei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.

Con Francesco Berto ha pubblicato per le edizioni la meridiana:
Divieto di transito. Adolescenti da rimettere in corsa (2005), Adesso basta. Ascoltami! Educare i ragazzi al rispetto delle regole (2004), Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola (2005), Fili spezzati. Aiutare i genitori in crisi, separati e divorziati (prima edizione, 2006), ConTatto. La consulenza educativa ai genitori (2008), Padri che amano troppo. Adolescenti prigionieri di attrazioni fatali (2009), Mal d'Amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative (2011), Il codice psicosocioanalitico. Prendersi cura della crescita emotiva (2013), Parola di bambino. Il mondo visto con i suoi occhi (2013), Fili spezzati, genitori in crisi separati e divorziati (seconda edizione 2016), In classe con la testa, teoria e tecnica dell'apprendere in gruppo (2016).

Inizio evento Mercoledì 18 Aprile 2018 | 18:00
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Conferenza di Diego Fusaro: “Tecnologia e nuove forme di alienazione”.

L’Heimatlosigkeit evocata da Heidegger, ossia l’“assenza di patria” e, insieme, di padre dell’uomo in balia della flessibilità universale si determina, in pari tempo, come compimento dell’Entfremdung delineata da Marx, ossia dell’“estraneazione” come processo del divenire straniera a se stessa dell’umanità abbassata al rango di gregge amorfo di atomi seriali, senza radicamento e senza prospettiva, puro fondo neutro disponibile per la volontà di potenza infinita dell’economia.
Lo sradicamento consustanziale ai processi di globalizzazione capitalistica non produce la sempre magnificata figura del “cittadino del mondo”, ovunque a suo agio perché ovunque come a casa propria. Genera, al contrario, il profilo dello “sradicato del pianeta”, ovvero dell’homo migrans in perenne mobilità e condannato alla Entortung evocata da Schmitt, la “dislocazione”, il “disorientamento”. L’homo instabilis post-nazionale non si sente propriamente a casa in nessun luogo, giacché è materialmente impossibilitato a radicarsi e a stabilizzarsi, costretto com’è a mantenersi nella mobilitazione totale e nella privazione della dimensione dell’accasamento in forme consolidate.

Inizio evento Mercoledì 21 Marzo 2018 | 18:00
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Conferenza di Stefano Pareglio: “Economia ed ecologia”.

Per decenni si è ritenuto che alle imprese fosse assegnato unicamente il compito di realizzare prodotti e servizi impiegando al meglio le risorse per accrescere i risultati economici e patrimoniali.

Quest’approccio non ha più il consenso che aveva in passato. Numerosi casi concreti suggeriscono l’esistenza di un fondamento economico per una risposta di mercato (profit) a problemi socio-ambientali che interessano le comunità locali e globali, in un’epoca caratterizzata da mega trend quali il cambiamento climatico, la rapida urbanizzazione, lo sviluppo tecnologico e digitale.

La sostenibilità ambientale ricopre un ruolo – sempre più – centrale per il business: ciò è il risultato di processi complessi, riconducibili a mutamenti politici, economici e sociali intervenuti negli ultimi 20-30 anni.

In primo luogo, sul finire del secolo scorso, la rapida globalizzazione ha portato i mercati a integrarsi molto più velocemente delle istituzioni, creando una sproporzione tra il potere delle grandi compagnie e quello dei governi e delle autorità sovranazionali di regolamentazione dei mercati. Comportamenti non etici o fraudolenti di alcune multinazionali hanno inoltre concorso a ridurre la fiducia da parte di larghi strati della popolazione, imponendo alle imprese la necessità di ricostruirsi una reputazione. In quest’ottica, dimostrare un effettivo impegno per la tutela dell’ambiente costituisce un buon viatico.

In secondo luogo, l’inerzia dei governi rispetto alla crescente influenza del business sull’economia e sulla società ha causato una crescente insoddisfazione verso la classe dirigente, creando l’esigenza di nuove forme di partecipazione politica. L’apertura delle imprese all’ascolto e alla cooperazione con i vari stakeholder va in questa direzione.

In terzo luogo, il maggiore benessere materiale raggiunto nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in fase di rapido sviluppo, ha comportato l’emergere di nuovi bisogni, sia per ragioni etico-morali, sia per il rilievo acquisito dalla qualità dell’ambiente e delle relazioni sociali in una società più affluente. Questi cambiamenti si traducono anche attraverso scelte di consumo, inducendo le imprese ad adattarsi alla domanda sociale per mantenere competitività sul mercato.

Da ultimo, la grave crisi finanziaria e le sue conseguenze hanno messo in luce improvvisamente le debolezze e gli squilibri del sistema economico-finanziario contemporaneo. In particolare, si sono levate numerose critiche alla scarsa profondità dell’orizzonte temporale adottato dalle imprese, a scapito della stabile creazione di valore nel lungo termine.

Inoltre, la crisi ha ridimensionato la generale fiducia nella capacità di autoregolazione dei mercati ed evidenziato la necessità di gestire i rischi sistemici da parte delle autorità sovrane. La percezione della vulnerabilità di imprese e finanza rispetto a rischi economici, ma anche ambientali sociali e politici, è alla base della diffusione di misure macro prudenziali e standard internazionali di condotta e di rendicontazione. Le imprese sono dunque chiamate a rispondere a normative, a migliorare la gestione del rischio e ad adottare strategie di lungo periodo; in generale a rispondere a un maggior numero di stakeholder e su un più ampio spettro di temi rispetto al passato.

La sostenibilità, per le imprese, significa dunque espandere il proprio ruolo nella società e nel tempo. Esistono numerosi approcci e concezioni della sostenibilità, che hanno reso il tema ormai un mainstream. Il tradizionale concetto di Corporate Social Responsibility è stato in larga misura superato: la filantropia ha lasciato spazio a numerosi paradigmi che puntano a integrare i criteri ESG nelle strategie aziendali, nella consapevolezza che essi costituiscano un plus valore nel lungo periodo.

Se è, infatti, ormai acquisito che adottare strategie di sostenibilità ha conseguenze positive sulla reputazione nel breve periodo, è allo stesso modo crescente la consapevolezza dei benefici che ne derivano in termini di competitività nel medio periodo e di resilienza nel lungo. Il concetto di resilienza, ossia l’abilità di riconoscere e rispondere con tempismo a radicali cambiamenti nel contesto in cui le aziende operano, assume particolare rilevanza considerando che fattori come le preferenze delle nuove generazioni e il mutamento dell’approccio degli investitori accelerano i trend destinati a cambiare il profilo delle società a livello mondiale. Il tema del cambiamento climatico è uno di questi, e le indicazioni fornite dalla Task-Force on Climate-related Financial Disclosures del Financial Stabily Board costituiscono un interessante esempio di come le imprese possano dotarsi di strumenti e strategie di lungo periodo per affrontare con successo le trasformazioni in corso.

Inizio evento Mercoledì 21 Febbraio 2018 | 18:00
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Conferenza di Giampaolo Balestrieri e Davide Profumo: “Ospedale, persona e tecnica”.
Sala Congressi della Poliambulanza, in Via Bissolati 57 - Brescia


Abstract diDavide Profumo
La letteratura è una delle discipline cui affidare il nostro restare umani, uno degli sguardi per comprendere l'invisibile, ciò che anche le radiografie tecnologicamente più evolute non sanno mostrare. La letteratura è infatti uno dei percorsi attraverso cui possiamo indagare e perlustrare i confini di ciò che sappiamo immaginare. Pensare di poter fare a meno della letteratura è in fondo pensare che possa esistere un uomo che non immagina, che non inventa storie, che non sa più raccontare nulla di sé e del mondo che vede. Non si tratterebbe più di post-umano, ma direttamente di contro-umano, qualcosa che non è già più un uomo. Tecnologia e umano, quindi? Alle origini della nostra storia letteraria c'è una nave, quella di Ulisse: la quale nave è esattamente un'invenzione tecnologica, una macchina che consente all'uomo di andare oltre, di spingersi al di là dei confini della terra. E la letteratura ha raccontato in Ulisse quest'uomo, da Omero fino a Dante, sempre mettendo al centro lo spavento degli esseri umani di fronte alla potenza dello strumento da loro inventato, ma anche l'irrefrenabile curiosità che li possiede, la spinta irriducibile verso l'ignoto. Quello che la letteratura è chiamata a fare oggi è, in fondo, la stessa identica cosa. Finché l'uomo saprà immaginare vorrà raccontare ciò che immagina; e la letteratura continuerà ad essere. Cambieranno le forme, senz'altro, ma resterà l'umano.


Sommario del Prof. Ballestrieri

  • Nascita della Medicina. Ippocrate e la téchne iatrikè.
  • L’ospedale del medioevo
  • La rivoluzione scientifica del Seicento
  • Lo sguardo medico del Settecento con l’anatomia patologica di Morgagni. Gli Ospedali parigini.
  • La semeiotica di Corvisart e Laennec
  • La fisiopatologia di C. Bernard e la patologia cellulare di R. Virchow
  • W. Osler e la clinica medica
  • Gli Ospedali dal Novecento ad oggi.
  • Sviluppo della tecnologia
  • Meccanicismo e riduzionismo in medicina
  • Scienze della natura e scienze dello spirito
  • Disease e illness: malattia come entità nosologica e come vissuto
  • Evidence-based Medicine e medicina narrativa
  • Critica al riduzionismo. La network medicine
  • Per una Medicina umanistica

Inizio evento Sabato 03 Febbraio 2018 | 9:00
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Conferenza di Marcello Massimini: “I nuovi scenari: intelligenza artificiale e coscienza”.


Marcello Massimini
Medico e neurofisiologo, è docente presso l'Università degli Studi di Milano e invited professor presso il Coma Science Group dell'Università di Liegi. In Italia sta sviluppando nuovi strumenti per lo studio del sonno, della coscienza e delle sue alterazioni. Per Baldini & Castoldi è uscito Nulla di più grande. Dalla veglia al sonno, dal coma al sogno, scritto con Giulio Tononi (2013). Numerose le sue pubblicazioni su riviste internazionali attinenti alla coscienza.


Abbiamo sviluppato teorie e telescopi per vedere stelle lontanissime, ma non abbiamo un metodo affidabile per vedere dove brilla la luce della coscienza nel mondo intorno a noi. Questo problema diventa particolarmente evidente alla luce dei progressi della terapia intensiva e dell’intelligenza artificiale. Il problema di fondo è che ancora oggi identifichiamo la coscienza con la capacità di un soggetto reagire agli stimoli, di agire e di comunicare – sulla base di un paradigma strettamente funzionalistico.

La medicina moderna riesce a salvare pazienti che hanno subito traumi cerebrali gravissimi. Quando un paziente emerge dal coma e comunica, non c’è dubbio: il soggetto è cosciente. A volte invece il paziente rimane inerte e non risponde agli stimoli per settimane o mesi; in questi casi si entra in una zona grigia in cui la coscienza di un altro individuo ci può sfuggire.

Contemporaneamente, i progressi della robotica e dell'intelligenza artificiale stanno portando allo sviluppo di macchine sempre più simili agli umani. Oggi i software di smartphones e computers rispondono alle nostre domande, ci aiutano a trovare il ristorante giusto e ci battono a scacchi. Domani circuiti più potenti potrebbero addirittura comportarsi e dialogare esattamente come un umano. Già oggi facciamo fatica a spiegare ai nostri figli piccoli che uno smartphone che risponde a tutte le loro domande è sicuramente meno cosciente della loro cuginetta di sei mesi che non parla. Domani le cose saranno ancora più complicate: ci potremmo trovare nella situazione paradossale di non riconoscere la coscienza in un paziente solo perché è immobile e di attribuirla a una macchina solo perché ci parla e risolve problemi.

Dobbiamo imparare a distinguere l’essere dal fare, sviluppare misure della coscienza che siano indipendenti dalla funzione. Questo è un compito culturale fondamentale che richiede strumenti scientifici adeguati. Nel corso del mio seminario presenterò un possibile approccio scientifico a questo problema.

Inizio evento Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 18:00
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Conferenza del Prof. Alberto Rovetta - Politecnico di Milano - Università Beihang di Aeronautica e Astronautica, Pechino, Professore Emerito.

Esistono oggi elementi che sembrano condurre l’umano verso il post-umano come le automobili che senza guida umana eseguono percorsi complessi o le esplorazioni spaziali su pianeti e asteroidi remoti. Rispetto a vent’anni fa la vita dell’umanità su larga scala è cambiata grazie a internet, ai cellulari, alle trasmissioni a grandissima distanza, alle memorie elettroniche di capacità quasi illimitate e in grado di salvare i dati di miliardi di persone. Si potrebbe parlare di democrazia iperbolica che permette a ciascuno di entrare in contatto con culture diverse e di proiettarsi verso il futuro. La biorobotica si propone di migliorare la vita nella sua salute e nel suo benessere. La tecnologia informatica promuove il “machine learning”, cioè l’apprendimento automatico, la traduzione automatica, il riconoscimento delle persone, la valutazione delle espressioni vocali, l’analisi del parlato. Essa però non si limita a facilitare la vita di relazione delle persone, bensì rende non necessaria la loro presenza fisica. Costruisce un oggetto virtuale, un Avatar, che si esprime in funzioni essenziali di movimento, di protezione, di sicurezza, di creatività verso l’ambiente. Questo Avatar può soccorrere un astronauta ferito, ma può anche sostituirsi a lui. Può elaborare perfino informazioni logiche ed emozionali. È un progresso di cui dobbiamo riconoscere la grandezza e la validità.

Alberto Rovetta (1940), professore ordinario al Politecnico di Milano ha ricoperto le cattedre di meccanica applicata, disegno industriale, progettazione innovativa di robot intelligenti e di sistemi autonomi. Professore emerito alla università Beihang di Pechino, ha progettato dal 1969 sistemi complessi e robot. Ha pubblicato il “Manuale dell’ingegnere” in cui 86 pagine sono dedicate alla robotica. E’ titolare di decine di brevetti di robotica nei campi più diversi che vanno dalla meccanica (il robot Gilberto uno dei primi al mondo – 1982 - a comando vocale e con visione a microprocessori) alla sanità (prima applicazione di robot comandati a distanza in operazioni chirurgiche) all’esplorazione spaziale. Nel campo della salute si è occupato di protesi bioniche anche con l’uso di nanotecnologie (progetto Daphne) e ha sviluppato progetti di telemedicina per paesi africani. Ha collaborato ed ha anche guidato progetti con molte istituzioni internazionali, non solo in Italia, ma anche in Giappone, Cina, Stati Uniti, Russia, (ONU, Unesco, CEE, ecc.) Con la Nasa si è occupato nel 1993 della prima applicazione della robotica alle attività di telespazio.

Inizio evento Mercoledì 06 Dicembre 2017 | 18:00
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Conferenza di Daniele Checchi: “Tecnologie, competenze e mondo del lavoro”.

Il cambiamento tecnologico più rilevante degli ultimi 40 è stata l’introduzione dell’ICT (information and communication technology). Questo ha modificato le caratteristiche della prestazione lavorativa (dal contratto di cessione di “mano d’opera” al “cervello d’opera”) ma ancor di più l’organizzazione del lavoro, permettendo lo smembramento del processo lavorativo tra più imprese e/o più territori (delocalizzazione). Questo ha prodotto una redistribuzione su scala mondiale del lavoro, con evidenti conseguenze sulla tipologia dei lavori disponibili su base nazionale nei paesi sviluppati (polarizzazione).

Dal punto di vista delle politiche del lavoro, questo cambiamento è stato accompagnato da politiche dal lato dell’offerta, intese piuttosto ad accrescere la flessibilità della prestazione lavorativa che non a sostenerne l’occupabilità attraverso politiche dal lato della domanda. Il risultato che ne è conseguito è quello di una riduzione generalizzata del livello delle tutele individuali a beneficio dei lavoratori ed un indebolimento della relazione tra lavoratore ed impresa (per effetto dell’aumento del turn-over interaziendale). Questo si riflette in un accresciuto senso di insicurezza ed incertezza rispetto al futuro (precarietà), che accentua l’impossibilità di progettazione di profili di carriera di lungo periodo e riduce la capacità di far fronte ad eventi inattesi per via della diminuita capacità di risparmio. Nel momento in cui si accresce la necessità di interventi redistributivi e assicurativi tipici dello stato sociale, questi vengono indeboliti e ridotti nelle prestazioni per via dell’accentazione del rispetto dei vincoli di bilancio.

In tutto questo le politiche formative appaiono disorientate. Da un lato vi è la pressione a seguire la corrente, rafforzando la capacità di adattamento degli individui al cambiamento (da cui enfasi sulle competenze trasversali, fino all’insistenza sulle soft skills a scapito delle hard skills). Dall’altro vi è il desiderio (incapace) di indirizzare gli studenti verso campi di studio che siano strategicamente rilevanti nella concorrenza tecnologica interaziendale. Dall’altro ancora, a fronte del ridefinirsi delle strutture sociali nazionali, si indebolisce ulteriormente una delle funzioni tradizionali dei sistemi formativi, che è quella della riproduzione della formazione delle élites e della riproduzione della stratificazione sociale.

Inizio evento Mercoledì 15 Novembre 2017 | 18:00
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Michele Cometa - Tecnologia e narrativa: il passato e il futuro dell’homo faber
Guarda il video della conferenza

Inizio evento Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 18:00
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