Michele Nicoletti: Il sistema politico: specchio della frantumazione sociale

Relatore Michele Nicoletti

La paura, percepita così profondamente nella società contemporanea, è sempre stata un ingrediente della vita sociale e politica. Essa è stata anche abilmente sfruttata nei secoli dai detentori del potere, come hanno spiegato Machiavelli, Hobbes e Carl Schmitt.

Può essere anche enfatizzata o costruita artificialmente. Su di essa può fondarsi una leadership che provoca nelle masse un fenomeno di regressione e di identificazione col capo. Da qui il sorgere del totalitarismo. Nel terzo Reich ebbe un ruolo rilevante la ventilata minaccia della congiura ebraica ai danni della Germania. Oggi si può individuare una molteplicità di paure: quella dello strapotere della tecnica, della burocrazia, della globalizzazione, del riscaldamento del pianeta, degli organismi europei, delle ondate migratorie. Si tratta del timore di uno spossessamento e della generale tendenza a proteggersi dall’esterno e a custodire una qualche forma di sé: il sé personale, familiare, tribale, nazionale. Di qui uno sguardo cupo e diffidente su ciò che ci circonda. Tale diffidenza non colpisce solo le relazioni interpersonali, ma anche e soprattutto la compagine sociale e le sue istituzioni. Sorge così la paura verso lo stesso potere politico e la sfiducia verso la democrazia rappresentativa. Rispetto allo stato moderno, che per tanto tempo ha assicurato protezione ai cittadini, si forma un atteggiamento diffidente. Dalla affermazione della sovranità si passa al sovranismo, chiuso in se stesso. Tuttavia gli stati europei non sono in grado di fare da sé. Come reagire? Nei tempi bui fra la prima e la seconda guerra mondiale Jacques Maritain e Romano Guardini hanno denunciato i pericoli del nazionalismo e indicato strade diverse. In particolare Guardini ha teorizzato la Selbstgehörigkeit, ossia l’autoappartenenza sostenendo che la persona appartiene a sé e nella coscienza della propria dignità deve stabilire le relazioni con gli altri. Il rispetto reciproco non solo fra gli individui, ma anche fra gli stati è il fondamento della democrazia. Questa non consiste solo nell’investitura di rappresentanti attraverso le elezioni, ma anche nella partecipazione attiva alle decisioni politiche. Come Hobbes ha spiegato nel Leviatano al cap. XIII, nessun sistema politico può costruirsi solo sulla paura. Un suo ingrediente importante è il desiderio di vita felice. Ogni democrazia deve far leva soprattutto su questa prospettiva positiva e sul sistema bilanciato dei diritti e doveri.

Bibliografia:

  • Romano Guardini, Opere, vol, VI: Scritti politici, a cura di Michele Nicoletti, Brescia, Morcelliana 2005.
  • Thomas Hobbes, Leviatano, varie edizioni.
  • Franz Neumann, Lo stato democratico e lo stato autoritario, Bologna, Il Mulino 1957.

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Un importante politologo tedesco Franz Neumann (1889-1954) – emigrato negli Stati Uniti per sfuggire al Nazismo – scrisse un saggio su “L’angoscia e la politica” (1957),nel quale analizzava il costante ritorno, in caso di crisi economiche protratte nel tempo, di una angoscia esistenziale che minaccia l’identità di sé e dei gruppi sociali e porta, insieme, alla delegittimazione delle autorità e alla ricerca di nuovi leader in grado di sedare queste minacce, magari incolpando qualcuno come capro espiatorio.