Vincenzo Fano – La scienza come apertura alla verità

Relatore Vincenzo Fano, Professore Ordinario di Logica e Filosofia della Scienza Dipartimento di Scienze Pure e Applicate Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino.

Il professor Vincenzo Fano non nasconde la difficoltà nello stabilire se un enunciato sia vero o falso, anche nell’ambito scientifico. Innanzitutto ritiene fondamentale distinguere verità da opinione personale. Molti oggi, di fronte alla difficoltà della ricerca della verità, preferiscono optare per l’opinione, che è sempre solo personale.

La difficoltà nel distinguere vero da falso deriva dal fatto che la verità non è un dato empirico. La verità è innanzitutto una nozione normativa a cui si arriva nel rispetto di alcuni criteri umani condivisi. Punto di partenza nella dichiarazione di vero o falso è il principio della condivisione e della convergenza dei risultati della ricerca. Quanto più è alto il tasso di convergenza tanto più ci si avvicina alla verità scientifica, che conserva comunque sempre, una possibilità di smentita, mai però dipendente dal proprio sentire psicologico. Aristotele aveva formulato il concetto di verità come corrispondenza fra enunciato e realtà. A questo criterio molti scienziati si affidano ancora, anche se non mancano i contestatori, che finiscono per schiacciarsi sulla opinione. Lo scetticismo in parte ha ragione, perché rimane sempre un margine di non verità nella comprensione delle nuove scoperte, ma se i risultati sono suffragati da un’alta convergenza si possono ritenere veri, pur rimanendo uno spiraglio per la confutazione degli stessi, che rimangono tuttavia migliori delle così dette ‘verità individuali’.

Altro criterio scientifico è il cosiddetto funzionamento della percezione elaborato da J.P. Müller. Nella sua teoria La legge delle energie nervose specifiche, Müller sostiene che tutto quello che noi vediamo è rappresentazione della realtà, cioè quello che noi vediamo dipende da come noi siamo fatti. Prova del nove è l’esempio che porta: “Ogni nervo sensoriale produce sempre lo stesso tipo di sensazione, indipendentemente dal tipo di stimolo che  lo attiva. Ad esempio, il nervo ottico genera sempre sensazioni visive, anche se viene stimolato meccanicamente o elettricamente”.  È il nervo che sceglie cosa vedere; non è lo stimolo che sceglie. È nella nostra testa che avviene la scelta. Siamo noi fatti in un certo modo e quindi vediamo in un certo modo. 

Non bisogna mai confondere il piano della ricerca della verità, molto complicato, con la verità che invece è un concetto ben definito. In ogni ricerca è fondamentale fare distinzioni fra le condizioni in cui si trova la realtà e i metodi utilizzati per stabilire la distinzione tra verità e falsità dell’enunciato a cui si perviene.

In conclusione il professor Fano cita un passo dello stoico Crisippo che diceva: “L’intelletto sta dentro una specie di caverna e i sensi, che sono messaggeri, portano dentro la caverna piccoli biglietti da fuori. Lui li confronta e li elabora e si fa un’idea di quanto sta fuori e dà l’assenso a certi enunciati. Lui non può uscire dalla caverna (dalla caverna dei sensi non si esce, si esce con l’intelletto, ma non è una uscita completa). Confrontando i messaggi raccolti, l’intelletto può provare a ragionare e fare delle ipotesi sulla realtà che sta fuori”. 

Lunedì, 02 Marzo 2026 | Emilia Maestri