Damiano Palano - Il potere politico e la verità
Relatore DAMIANO PALANO - Professore Ordinario di Filosofia Politica Direttore Dipartimento di Scienze Politiche Università Cattolica del Sacro Cuore Milano
Il professor Palano esordisce con una citazione tratta dal Mein Kampf di A. Hitler, il più grande falsificatore della realtà politica, nella quale si presenta come portatore della verità in campo politico, benché il giudizio storico sia completamente opposto. Hanna Arent, filosofa teorica politica, tedesca di origine, tra le più importanti voci del ‘900 affermava che “nessuno ha mai dubitato del fatto che verità e politica siano in rapporti cattivi l’una con l’altra. E nessuno, che io sappia, non ha mai annoverato la sincerità tra le virtù politiche” e , nel suo testo Le origini del totalitarismo, in cui analizza i regimi totalitari, individua una delle peculiarità del totalitarismo nella capacità di creare un mondo completamente fittizio, intriso di menzogne.
Nella Storia questa caratteristica non è tipica solo del totalitarismo, ma è rintracciabile perfino nella democrazia ateniese che ha mandato a morte Socrate, il più sapiente degli ateniesi, ricercatore e sostenitore della verità contro i sostenitori della necessità di ricorrere a menzogne nobili perché dette a fin di bene. Questo nodo della percezione della falsificazione continua a turbare anche il tempo contemporaneo. Da oltre un decennio è entrato nel nostro lessico il termine post-verità con il quale si intende un approccio emotivo ai dati e alle informazioni sulla base della propria emotività anziché affidarsi a fonti verificate. A partire dalle rivoluzioni francese e americana la Storia ha conosciuto la trasformazione scientifica, e con l’Illuminismo la dichiarazione della inafferrabilità della verità e quindi la necessità di procedere mediante il dubbio sistematico. Al centro della scena non troviamo più l’aspirazione alla verità; di conseguenza l’opinione pubblica si nutre di quanto è riportato dai media, che in genere presentano gli stereotipi con cui i giornalisti tramutano i fatti in notizie. Non è più possibile parlare di verità; si procede sulla base di opinioni che si confrontano, spesso manipolate da leader del momento. Ha fatto scuola in questo Gustave le Bon, autore di Psicologia delle folle, dove sosteneva che, essendo le folle non razionali, agiscono emotivamente e quindi possono essere trascinate da pensatori in grado di far leva su di loro non con argomentazioni razionali, ma attraverso manipolazioni guidate sostanzialmente da tre regole: l’affermazione (senza dimostrazioni) la ripetizione, il contagio. Al suo fianco ricordiamo anche il saggio Sull’opinione pubblica di Walter Lippmann il quale si chiede: se i leader politici agiscono rispondendo a ciò che chiede l’opinione pubblica, che comunque è disinformata e agisce emotivamente, come è loro possibile non essere travolti da scelte sbagliate? E propone una soluzione irrealizzabile, cioè il controllo di un gruppo di scienziati, che ha ispirato tuttavia le scienze sociali negli Stati Uniti negli anni 40-50, coltivate con l’ambizione di costituire un apparato di studiosi in grado di filtrare le notizie al fine di fornire una guida solida al governo.
Oggi l’alternativa all’opinione pubblica è la certezza scientifica che certamente ha elementi di contatto con la verità. Per quanto riguarda la scienza la comunicazione è affidata però alla macchina, totalmente priva di pathos. Ne deriva una perdita di fiducia e di valore dell’autorità anche degli scienziati. Questo elemento è rilevante perché non riguarda soltanto il rapporto tra verità e politica, fra verità e opinione, verità e fiducia, ma riguarda in gran parte il modo con cui oggi si formano le nostre identità, soprattutto quelle delle nuove generazioni.
Se le distorsioni della verità prodotte dai regimi totalitari del ‘900 hanno plasmato menti di milioni di persone mostrando loro una realtà del tutto fittizia, la trasformazione che stiamo vivendo oggi è ancora più insidiosa perché siamo di fronte a poteri economici capaci di costruire un mondo fabbricato da persuasori che diventano potenzialmente molto più insidiosi dei pensatori del passato.