Claudio Cuccia - La medicina, mediazione tra verità della scienza e parola della cura

Relatore Claudio Cuccia, Già Responsabile Unità di Terapia Intensiva Cardiologica Spedali Civili Dipartimento Cardiovascolare Fondazione Poliambulanza Presidente del gruppo di studi nazionale ATBV (atero-trombosi e biologia vascolare)

Il professor Claudio Cuccia, ha esordito immaginando che il tema potesse essere affrontato da due autorevoli scrittori di pensiero opposto: L. Sciascia e I. Calvino. L’uno decisamente oppositivo nei confronti della scienza, l’altro più ottimista, pur con qualche riserva. Il confronto immagina possa essere mediato da U. Eco che ammette la possibilità di un cammino parallelo tra scienza e umanesimo Il prof. Cuccia richiamati i sette passaggi del metodo scientifico, nato con G. Galilei (osservazione del fenomeno, formulazione delle ipotesi, verifica sperimentale delle ipotesi formulate, raccolta dati, elaborazione dei dati, pubblicazione dei risultati, verifica dei risultati), afferma che essi costituiscono ancora una valida impalcatura della scienza, benché , purtroppo, a volte vengano disattesi.

Prima di Galileo imperava il metodo aristotelico, che affidava tutto alla capacità selettiva del nostro cervello. Tale metodo cominciò ad essere messo in discussione dagli scolastici che introdussero il principio quidquid recipitur ad modum recipienti recipitur, liberamente traducibile con “ogni cosa viene capita a seconda di come la concepisce il cervello della singola persona”, vale a dire, “ciascuno capisce quello che vuole o può capire”. Ne sono prova alcuni studi riportati da accreditate riviste scientifiche. Tenuto conto di questo, appare la necessità che ogni medico debba comprendere criticamente la qualità delle informazioni, che anche la scienza propone; si tratta di un’operazione indispensabile pure nell’uso della AI che sta irrompendo nella nostra esperienza. Lo impone il termine stesso di ‘medicina’ che deriva da modus cioè misura, vale a dire intelligenza. Si rende pertanto necessario l’apprendimento del passaggio dalle risposte intuitive, più immediate, a quelle deduttive. La medicina, oltre ad essere misura è anche confronto, che conduce all’analisi dei processi senza timore di evidenziarne le criticità. La necessità di tale operazione appare tanto più cogente nel nostro Paese, dove pare che, a differenza dal resto del mondo, ci si lascia condurre più dalla intuizione-percezione, che dal ragionamento deduttivo. Il medico, peraltro, non è lasciato solo nella sua pratica: nell’anamnesi e nel suo impegno di deduzione è aiutato dalle Linee Guida Internazionali. Anche queste però, come in generale la scienza, devono essere lette e interpretate con ponderazione, mettendo in conto che le persone non sono oggetti standard. In altri termini, la scienza è la prima carità da rivolgere al malato, ma deve essere accompagnata dalla parola che la traduce soprattutto nel momento della dimissione del malato, che deve intraprendere un percorso terapeutico. L’ospedale, infatti, è un luogo di cura, in senso lato, e, quindi, deve diventare anche luogo di cultura. Del resto, la malattia può essere letta come pietra di inciampo che ci costringe a rallentare la nostra frenesia, a donare un po’ di tempo anche a noi stessi e a prendere consapevolezza del benessere che ci è concesso. Nel momento della accoglienza in un ospedale la persona dimentica, in parte, il ruolo che ha rivestito fino a quel momento, e diventa fondamentale il rapporto con il medico e con tutto il personale. Tendenzialmente il paziente si mortifica davanti al medico, e a volte questi favorisce, sbagliando, questo atteggiamento. L’etimo stesso della parola “medico” richiama un dire di sé (me-dico), mentre la prima medicina deve essere l’ascolto, perché è in quel momento che si rivelano le ragioni e le sofferenze delle persone. Queste si aspettano il ripristino della salute, che è una cifra della salvezza.  Salute, infatti, significa vittoria sulla morte, che non è altro che la salvezza. Alla fine, sarà la buona parola a salvare il mondo (e la scienza le darà una mano).

Sabato, 28 Marzo 2026 | Emilia Maestri