Adriano Fabris - AL PRINCIPIO C’È LA RELAZIONE

Relatore Adriano Fabris

«Al principio c’è la relazione» è l’affermazione di Martin Buber nel libro Io e tu (1923), secondo il quale non è il soggetto che fonda la relazione, ma è questa a fondare quello. Egli si contrapponeva alla filosofia coeva del neokantismo, ma in generale contestava la mentalità moderna, centrata sull’io. Questa ha preso le mosse dall’uomo vitruviano di Leonardo e dal “cogito” di Cartesio che ha trasformato la verità nella certezza dell’Io e ha posto la relazione con sé stessi a fondamento della relazione con gli altri. Tale orientamento ha determinato con Kant anche la filosofia morale. Nell’Ottocento poi ha portato a esaltare la volontà dei pochi, degli “oltreuomini” (Nietzsche).

Eppure Aristotele aveva definito l’uomo come «animale che ha il logos», ossia la capacità di comunicare.

Oggi l’individualismo è potenziato dalla tecnologia che però solleva il problema della propria identità personale. Come realizzarla in una società che è sempre più in rete fino a dipenderne totalmente? Si possono individuare tre possibilità:

1) Chiusura a muro rivendicando la propria specificità contro gli altri. Si tratta di una identità escludente, fondamentalistica.

2) Ricerca degli altri come specchio di me. Si tratta del narcisismo che contraddistingue la nostra epoca, quella emblematicamente contraddistinta dai selfie. Il narcisismo però rivela la totale insicurezza di sé.

3) Apertura verso gli altri accettando il rischio. Così si fa esperienza, si cresce e si realizza ciò che Pindaro aveva detto: «diventare ciò che si è».

D’altro canto si registra oggi più che mai il desiderio di legami confermando il senso fondante della relazione

Bibliografia:

  • Martin Buber, L’io e il tu, Pavia, Bonomi editore 1991.
  • Adriano Fabris, TeorEtica. Filosofia della relazione, Brescia, Morcelliana 2010.
  • Adriano Fabris, RelAzione. Una filosofia performativa, Brescia, Morcelliana 2016.
  • Luigi Zoja, La morte del prossimo, Torino, Einaudi 2009.