Gregorio Gitti – Il rapporto tra desiderio e diritto

Relatore Gregorio Gitti

Come tale, il desiderio non appartiene alla sfera del diritto. Tuttavia il diritto è un metalinguaggio che filtra la realtà. In questa azione quello che più chiaramente compare è il motivo che talvolta può diventare giuridicamente rilevante, come nel caso contemplato dall’art. 1345 del Codice Civile, quando in un contratto il motivo condiviso dai contraenti è illegittimo. Questa fattispecie apre una finestra sull’importanza del motivo come motore effettivo dei contraenti.

Lo stato soggettivo non è dunque inessenziale per la costituzione oggettiva dei rapporti giuridici. Ciò è ancor più evidente in relazione al potere costituente. Se il motivo diventa elemento di condivisione, di identificazione di un agire collettivo e sociale, ispira la fondazione stessa dello stato. Qui si inserisce il desiderio che emerge prepotentemente nel lavoro dei costituenti. Teresio Olivelli nel secondo numero del “Ribelle” esprimeva così il suo desiderio: «La nostra rivolta morale è contro un sistema e un’epoca; a una nuova città aneliamo con tutte le forze».

In “Roma città aperta” di Rossellini, Pina e Francesco dicono: «Lottiamo per una cosa che deve venire… un mondo migliore». All’atto della votazione finale della Costituzione si aprì inaspettatamente un dibattito sulla proposta avanzata fuori tempo da Giorgio La Pira perché il testo si aprisse con queste parole: «In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente costituzione». Fra gli interventi che seguirono ricordiamo quello di Concetto Marchesi il quale, dopo aver accennato al «mistero del mondo e delle anime», persuaso che nessuno fosse «contro Dio», auspicò che non ci fossero «dissensi».

Dopo di lui Piero Calamandrei ammise che i lavori erano stati «difficili, persino incresciosi», ma bisognava evitare di «chiamare in causa Dio» che era al di sopra. Piuttosto, se ci fosse stata ancora la possibilità di intervenire sul testo, egli avrebbe suggerito di aggiungere che la presente costituzione era consacrata alla «memoria dei fratelli caduti per la libertà». In questo momento fondativo si riconosceva dunque come essenziale la condivisione di sentimenti e ideali, al di là dei dibattiti anche aspri. Così la costituzione fu la sintesi in cui tutti si riconobbero. Oggi è urgente recuperare quel sentimento collettivo, in cui si erano condensati i desideri di un popolo proiettato verso la nuova città.