La fraternità
tra utopia e possibilità

Ci sono avvenimenti che hanno valore di simbolo: indicano in maniera profetica un percorso per l’umanità. Tra questi, negli ultimi due anni, se ne possono annoverare due: la Dichiarazione di Abu Dhābi sottoscritta il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb e il viaggio di Papa Bergoglio in Iraq agli inizi di marzo 2021.



Si tratta di avvenimenti che rivestono una singolare rilevanza religioso-culturale e politica: destituiscono di valore la teoria dello scontro di civiltà di Samuel P. Huntington (1996) e propongono un nuovo percorso per l’ordine mondiale, non più fondato sulla contrapposizione, bensì sulla fratellanza. In un contesto politico che sembra gradualmente svigorire i sovranismi, la prospettiva della fraternità universale fondata sulla uguale dignità di ogni persona umana appare affascinante – da sogno, per usare il linguaggio di Papa Francesco – ma proprio per questo rischia di diventare poco praticabile. In effetti, i processi avviati dalla globalizzazione, che avevano fatto sperare in una nuova umanità, non sono riusciti a far superare le differenze tra popoli e persone, pare anzi le abbiano accentuate. Per questo si riaffacciano ombre oscure che sembrano cancellare l’idea di un futuro di pace e di riconciliazione.

L’Accademia cattolica, fedele al significato fondamentale dell’aggettivo che la caratterizza, vuole proporre un percorso di riflessione che aiuti, da una parte, a capire le ragioni della sfiducia che attraversa molte persone, dall’altra che stimoli a ridestare il sogno di un’umanità casa di tutti, senza distinzione di cultura, di censo, di religione. Si tratta di riprendere un’istanza che fu all’origine dell’epoca moderna e di ripensarla tenendo conto delle nuove condizioni nelle quali l’umanità si trova. Guida ispiratrice sarà l’enciclica Fratelli tutti, sintomaticamente firmata ad Assisi il 3 ottobre scorso da Papa Francesco, che nelle ultime pagine riprende la Dichiarazione di Abu Dhābi. In essa si può riconoscere una provocazione a pensare e ad agire quasi controcorrente ridestando un desiderio che abita la mente e il cuore delle persone che non si vogliono adattare al dato di fatto. La storia non è finita, come invece aveva suggerito nel 1992 Francis Fukuyama nel suo La fine della storia, peraltro in parte corretto con l’opera Fiducia del 1996. La storia è nelle nostre mani e diventarne protagonisti significa “immaginare” percorsi culturali e politici che facciano rinascere fiducia, con il realismo profetico che Papa Francesco e i Grandi Imam Ahmad Al- Tayyeb e Al Sistani hanno condiviso.


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02
Dic
2021

Andrea Plebani - Rifondare la carta dei diritti dell’uomo su un orizzonte universale

Giovedì 02 Dicembre 2021 - 17:45

Andrea Plebani Ricercatore Facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere
Università del Sacro Cuore Milano

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha rappresentato sin dalla sua fondazione uno dei capisaldi attorno ai quali si è cercato di costruire un futuro chiamato a impedire il riproporsi delle atrocità che avevano segnato in maniera indelebile la prima metà del XX secolo. In tal senso essa è divenuta un punto di riferimento per intere generazioni, contribuendo al consolidamento di una fratellanza universale idealmente fondata sulla protezione di diritti e libertà considerati inalienabili.

Con il passare del tempo, però, proprio la natura universale della Dichiarazione è divenuta oggetto di un dibattito sempre più acceso teso a evidenziare la presunta dipendenza del documento da una weltanschauung di stampo marcatamente “occidentale”. È muovendo anche da tali considerazioni che diversi attori – statuali e non – hanno proposto visioni complementari, se non apertamente alternative, a quelle che avevano informato la Dichiarazione del 1948. Lungi dal volere esaminare questi aspetti su un piano eminentemente giuridico, la relazione mira a esaminare l’influenza giocata dalle dinamiche geopolitiche sul dibattito legato all’universalità della Dichiarazione del 1948, in particolare all’interno del variegato mondo mediorientale allargato.