• Individualismo e desiderio di legami

LA VITA UMANA TRA NATURA E CULTURA

Il tema della vita umana degna di essere vissuta occupa la discussione pubblica da qualche tempo anche in Italia: alcuni casi di morte procurata per porre fine a sofferenze ritenute insopportabili, il dibattito parlamentare sulla legge per il suicidio assistito, alcuni orientamenti di pensiero che premono perché si riconosca legalmente l’eutanasia, provocano a pensare con quali criteri si debba valutare una vita umana degna. Nella questione sono implicati problemi di carattere metodologico (come si riesce a stabilire quando la vita umana vada comunque custodita?), antropologico (fino a quando la vita umana può essere detta “umana”?), etico (fino a che punto è eticamente lecito intervenire sulla vita umana?), giuridico (chi stabilisce i “limiti” di intervento sulla vita umana? Il diritto della singola persona ad avere una vita umana “degna” corrisponde alla misura stabilita dai singoli o si deve/può immaginare che ci sia un “limite” a questa misura? E qual è? In gioco è il rapporto tra antropologia, etica e diritto/legge), politico (il legislatore che funzione svolge in rapporto alla vita umana e alla sua custodia?). Si tratta di una selva di problemi che si pongono nell’attuale congiuntura culturale e politica e richiedono risposte ponderate.

Obiettivo del percorso di riflessione è sondare la possibilità di convergere su una comprensione di una vita umana “degna” in un contesto di pluralismo di visioni, molte volte contrapposte sia nel dibattito pubblico sia negli orientamenti politici. Per usare l’immagine assunta da papa Francesco: passare dalla sfera al poliedro per superare assolutismi e individualismi. Il pluralismo è una ricchezza perché permette di comprendere la realtà secondo diverse sfaccettature. Il problema pare sia come trovare convergenze verso una “verità”, pur asintotica.
Lezioni interattive guidate

RESPONSABILE SCIENTIFICO
Prof. Mons. Giacomo Canobbio
Direttore Scientifico Accademia Cattolica

05
Ott
2022

Adriano Fabris - Pluralismo di visioni e ricerca della verità

Mercoledì 05 Ottobre 2022 - 17:45

Adriano Fabris
Professore Ordinario di Filosofia Morale
Università di Pisa

In questi tempi si parla tanto di pluralismo. Anche perché – è un dato di fatto – le visioni del mondo e della vita oggi sono molte, più che nel passato. Non è detto però che esse convivano pacificamente. Il ritorno della guerra, anche alle porte dell’Europa, lo dimostra a sufficienza.

Si parla tanto di pluralismo considerandolo, acriticamente, un valore indiscusso. In realtà bisognerebbe distinguere pluralità da pluralismo. “Pluralità” si riferisce a un dato di fatto: alla molteplicità di posizioni oggi effettivamente compresenti, in un contesto di globalizzazione, sulla scena del mondo. Ma un conto è assumere un dato di fatto, un conto considerare il fatto come un valore. Il dato di fatto della compresenza oggi di una molteplicità di visioni è il problema da affrontare, non la soluzione da adottare.

Sostenere, come accade fin troppo spesso, che una posizione vale l’altra, che tutte le opinioni sono legittime; pretendere di essere ascoltati qualunque tesi si avanzi, perché “secondo me” essa è valida, è un errore. Lo è perché alla fine una decisione viene presa, a colpi di maggioranza o perché qualcuno, più forte, s’impone. E non è detto che ciò che s’impone sia vero.

La filosofia, nell’antica Grecia, è nata proprio per evitare questo esito. La ricerca della verità, di una verità condivisa, è intesa come antidoto alla violenza e all’ingiustizia: quella, ad esempio, che ha portato in Atene alla morte di Socrate. Oggi, però, la ripresa di questi temi è urgente. La conferenza cercherà di rilanciarli approfondendo e discutendo, soprattutto, la questione della verità e quella dell’universalità.