Lucia Mor: Faust, mito dell’individualismo moderno

Relatore Lucia Mor

Da quando è comparso sulla scena letteraria europea, alla fine del Cinquecento, Faust non ha smesso di ispirare poeti e artisti. L’inquieto professore che scende a patti col diavolo non solo è protagonista di una serie infinita di riscritture, ma ha anche contaminato le arti figurative, la musica e il cinema. Da Marlowe a Calderón, da Goethe a Thomas Mann, da Bulgakov a Valéry, da Delacroix a Klee, da Berlioz a Boito, da Murnau a Sokurov... l’elenco, immenso e impossibile da dominare, documenta l’innegabile vitalità di questo mito, forse l’unico fra i miti moderni paragonabile alla potenza di quelli dell’antichità classica.

In un dizionario enciclopedico dedicato ai miti della modernità, pubblicato di recente dall’editore Metzler di Stoccarda (2014), Faust campeggia accanto a James Bond, Harry Potter, i Beatles, Gandhi e molti altri perché in lui, si legge, “si riflette l’individuo moderno: un individuo che fa saltare tutti i legami e i limiti tradizionali per la realizzazione incondizionata della propria volontà e così facendo lascia dietro di sé una traccia di desertificazione”.

La convinzione che il mito di Faust sia più che mai attuale è stata alla base di una mostra allestita fra febbraio e luglio di quest’anno alla Kunsthalle di Monaco di Baviera con il titolo Du bist Faust, Tu sei Faust. Egocentrico, inquieto, alla ricerca del senso della vita, mosso da una tensione che mai si allenta perché perennemente insoddisfatto, Faust imprime alla propria vita una costante (positiva?) accelerazione e ci pone di fronte alla domanda su che cosa sia la felicità e quale prezzo siamo disposti a pagare per realizzarla. Siamo tutti, in fondo, come Faust, sedotti e seduttori, tentati dalla via facile del patto col diavolo e al contempo disposti a sedurre pur di soddisfare i nostri desideri. Mefistofele e Faust sono le due facce della stessa medaglia e in ciascuno di noi si muovono, consapevolmente o inconsapevolmente, inquietudini faustiane.

Faust è dunque sopravvissuto alla lettura ideologizzata del secolo scorso che, dalla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento, ne ha fatto un (forse il) mito politico tedesco, oggetto di una drammatica autocritica da parte di Thomas Mann negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. D’altra parte l’interpretazione politica di Faust, che ha ormai solo valore storico, è molto lontana dal personaggio uscito dalla penna di Johann Wolfgang von Goethe, che non solo non aveva voluto affatto dar vita ad un mito tedesco, ma nemmeno, a ben vedere, celebrare il titano individualista. La tragedia, afferma Goethe rivolgendosi a Eckermann, racconta di come “un uomo gravemente traviato nella sua costante aspirazione al meglio debba essere redento“. E dunque l’opera che più di ogni altra definisce il mito dell’individualismo moderno di fatto rappresenta, soprattutto per come declina il tema dei legami, anche il suo superamento.

Lucia Mor

Bibliografia

  • Johann Spies (ed.), Storia del dottor Faust, ben noto mago e negromante, a cura di Maria Enrica D’Agostini, Garzanti, Milano 1980;
  • Johann Wolfgang Goethe, Faust, Zwei Teilbände. Texte und Kommentare, 2 voll.,Albrecht Schöne ed., Deutscher Klassiker Verlag im Taschenbuch, Berlin 2017;
  • Ulrich Gaier (ed.) Faust Dichtungen. Kommentare, 3 voll., Reclam, Stuttgart 1999;
  • Du bist Faust, Roger Diederen und Thorsten Valk eds., Klassik Stiftung Weimar – Prestel Verlag München London New York, 2018;
  • Gabriella Catalano, Goethe, Salerno, Roma 2014 (si veda la bibliografia essenziale pp. 296 s.);
  • Johann Peter Eckermann, Conversazioni con Goethe, a cura di Enrico Ganni, trad. di Ada Vigliani, Einaudi, Torino 2008.