Alberto Rovetta - Intelligenza artificiale e biorobotica

Relatore Alberto Rovetta

Che cosa sono i robot? Macchine inventate intorno agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso in grado di alleviare decisamente il lavoro che prima comportava, per esempio nelle industrie metallurgiche e meccaniche, situazioni di abbrutimento.

Esse non hanno portato alla perdita di posti di lavoro, ma al loro miglioramento qualitativo. Generalmente hanno un basamento mediante il quale attingono energia, un corpo, un braccio e una pinza, che produce effetti, per es. assembla i pezzi di un’automobile. Si distinguono dalle semplici macchine utensili grazie ai sensori. Le loro operazioni, rispetto a quelle umane, sono molto più precise e sicure riducendo i pericoli per gli uomini. Dal 2000 in poi essi sono stati impiegati in campi sempre nuovi, dall’industria, all’esplorazione spaziale, dal lavoro domestico alla biorobotica. Il rumba per es. lava e pulisce i pavimenti muovendosi autonomamente nella casa attraverso i suoi sensori. Soprattutto però l’intelligenza artificiale permette di mettere in rete 250 milioni di dati, i cosiddetti deep data, in un tempo molto ridotto, ossia in un giorno. Inoltre a partire dal corpo umano si sono create protesi del corpo umano come gambe e braccia artificiali. Nello stesso tempo attraverso i robot è stato possibile operare chirurgicamente a distanza. Si può dunque concludere che oggi il post-umano è possibile: una persona può trasmettere a un oggetto le sue esperienze, le sue emozioni, i suoi ricordi, i suoi atteggiamenti in modo che questo possa agire al suo posto.

Bibliografia:
Alberto Rovetta: Robotica, principi di base e applicazioni, Milano, Hoepli, 2005

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Alberto Rovetta, docente al Politecnico di Milano, antesignano della robotica avanzata

L’ultima volta che l'avevamo incontrato si occupava di umani, vent'anni più tardi si occupa addirittura del dopo, il post umano. Non sa star fermo Alberto Rovetta, ex studente dell'Arnaldo, docente al Politecnico di Milano di meccanica dei robot: per migliorare la didattica cardiologica, su un'idea di Pharmacia & Upjohn, nel 1996 aveva realizzato Michelangelo, il robot - alto come un uomo, con la pelle simile a quella delle bambole più belle - in grado di simulare le patologie cardiache dal momento in cui insorgono fino all'ultimo istante, quando il tutum tutum del cuore decide di non farsi sentire più e, lo giuriamo, quel giorno del 1996 a Milano il cronista un attimo rimase disturbato, rifiutando un cortese replay delle performance del manichino che il professore voleva nuovamente mettere a disposizione.